Il territorio della diocesi comprende 125 parrocchie che coprono 37 comuni abruzzesi, tutti in provincia di Teramo.
La sede vescovile è Teramo dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta, che fu ricostruita, sul sito di una precedente andata distrutta, dal vescovo Guido II e consacrata nel 1176.
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Duomo di Teramoi |
Ad Atri si trova la concattedrale di Santa Maria, menzionata per la prima volta in una bolla del 1140 di papa Innocenzo II.
Le parrocchie sono raggruppate in 10 vicariati foranei: Teramo, Atri, Campli, Giulianova, Isola del Gran Sasso d'Italia, Montorio al Vomano, Nereto, Roseto degli Abruzzi, Sant'Atto di Teramo e Torricella Sicura.
Secondo la tradizione, la diocesi di Teramo fu eretta da San Pietro, ma più probabilmente ha avuto origine tra il II e il IV secolo: in una bolla di papa Anastasio IV (1153) si ricorda che la giurisdizione episcopale del vescovo di Teramo si estendeva sul territorio compreso tra i fiumi Tronto e Vomano, i Monti della Laga e il mare Adriatico.
A metà del XIII secolo il vescovo Matteo I, catturato durante una incursione degli ascolani, venne poi liberato per intercessone di papa Innocenzo IV.
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Concattedrale di Atri |
Atri venne elevata a sede vescovile il 1° aprile 1251 ma, neanche un anno dopo (il 15 marzo 1252), venne unita aeque principaliter alla diocesi
di Penne.
Il 1 luglio 1949 Penne andò a formare una nuova diocesi con Pescara mentre Atri venne unita aeque principaliter a Teramo: il vescovo di Teramo dell'epoca, Gilla Vincenzo Gremigni, divenne così capo della diocesi di Teramo e Atri, sempre soggetta alla Santa Sede.
Il 30 settembre 1986 assunse il nome attuale di Diocesi di Teramo-Atri e, dopo essere stata per molto tempo immediatamente soggetta alla Santa Sede, divenne suffraganea di Pescara-Penne.
Etimologia: Berardo = forte come l'orso, dal tedesco
Berardo nacque verso la metà del secolo XI nel castello di Pagliara, presso Castelli, dalla nobile famiglia omonima. I Pagliara avevano il titolo di conti, ereditato, forse, dai più antichi conti dei Marsi, e dominavano nella Valle Siciliana o Siliciana, che abbracciava un vasto territorio sotto il Gran Sasso. Non conosciamo il nome del padre e della madre di Berardo. mentre molto si parla di un suo fratello, Rinaldo, e di una sua sorella, Colomba, che ha tuttora in Abruzzo titolo e culto di santa.
Presso il castello di Pagliara esisteva il monastero benedettino di S. Salvatore: di qui la vocazione benedettina di Berardo Da Montecassino, dove aveva iniziato la vita monastica ed era divenuto sacerdote, B., desideroso di maggiore raccoglimento, si ritirò nel celebre monastero di S. Giovanni in Venere, in Abruzzo, del quale era stato abate un Odorisio, suo parente, elevato poi agli onori della porpora da Alessandro II.
Alla fine del 1115, morto Uberto, vescovo di Teramo, Berardo fu eletto a succedergli. Fece il suo ingresso nella chiesa cattedrale di S. Maria Maggiore e si rivelò padre, pastore, riformatore zelante, oltre che principe feudale giusto e prudente. Il Cartulario della Chiesa Teramana, ritrovato da Giovanni Muzi, riporta una sua donazione al capitolo della chiesa di S. Maria al Mare (I'attuale chiesa dell'Annunziata) a Giulianova. Dopo aver adempiuto al suo ufficio con singolare semplicità di animo, pietà e carità di pastore, Berardo morì l'anno 1123, settimo del suo episcopato, il 19 dicembre la Chiesa aprutina ne celebra tuttora la festività in questo giorno tra il fervore sempre vivo dei teramani. Si conservano ancora, in due artistici reliquiari, il capo del santo e un suo braccio, con i quali il vescovo, sulla scalea della cattedrale, benedice il popolo dopo il solenne pontificale della festa.
Cesarea, Palestina, sec. III
La prima testimonianza del culto di santa Reparata risale al IX secolo quando nel «Martirologio di Beda» compare per la prima volta il suo nome all'8 ottobre. Tratta da questo testo la «Passio» della santa ebbe subito molte recensioni, che ci sono pervenute da diverse zone dell'Occidente. La devozione si diffonde in Italia in maniera particolare a Firenze, Atri, Napoli e Chieti. Secondo il «Martirologio Romano» il martirio di santa Reparata avvenne a Cesarea di Palestina sotto l'imperatore Decio a causa del suo rifiuto di sacrificare agli idoli e «fu sottoposta a diverse specie di torture. Fu infine messa a morte con un colpo di clava. Si vide la sua anima uscire dal corpo e salire al cielo sotto forma di colomba». A parte questo riferimento alle persecuzioni del 250-251 non vi sono altre notizie sulla vita della santa. Nell'arte è stata rappresentata in poche ma importantissime opere, i cui autori sono Arnolfo di Cambio, Andrea Pisano, Domenico Passignano; opere eseguite tutte a Firenze. (Avvenire)
Emblema: Palma
Martirologio Romano: Commemorazione di santa Reparata, venerata in diversi luoghi come vergine e martire.
Non si trova traccia del culto di s. Reparata prima della metà del secolo IX, quando nel ‘Martirologio di Beda’, compare per la prima volta il suo nome all’8 ottobre, questo manoscritto era proveniente dall’abbazia di Lorsch, nella regione di Würzburg (si tratta dell’attuale ‘Palatino Latino 833’ della Biblioteca Vaticana).
Ma la sua popolarità dovette subito diffondersi, visto il gran numero di recensioni della sua ‘Passio’ che ci sono pervenute da diverse zone dell’Occidente medioevale.
Particolarmente in Italia s. Reparata gode di grande fama e devozione, come a Firenze, Atri, Napoli e Chieti. Il ‘Martirologio Romano’ scrive all’8 ottobre “A Cesarea di Palestina, il martirio di s. Reparata vergine e martire; poiché rifiutava di sacrificare agli idoli, sotto l’imperatore Decio, fu sottoposta a diverse specie di torture e fu infine messa a morte con un colpo di clava. Si vide la sua anima uscire dal corpo e salire al cielo sotto forma di colomba”.
A parte questo, non vi sono altre notizie, nemmeno da parte di Eusebio di Cesarea, che non ignorava i tormenti inflitti ai cristiani, durante la breve persecuzione di Decio (250-251) e che s. Reparata sarebbe stata martire nella sua città episcopale, avrebbe dovuto saperlo.
È stata poi nel tempo confusa con altre sante martiri da parte degli studiosi; ad ogni modo essa è stata rappresentata nell’arte in poche ma importantissime opere, i cui autori sono Arnolfo di Cambio, Andrea Pisano, Domenico Passignano; opere eseguite tutte a Firenze.
Questa celebre santa palestinese, ebbe specie nel Medioevo in tutto l’Occidente un diffuso culto, in particolare a Chieti, Napoli, Atri e Firenze, quindi in Italia Centrale; ciò fa supporre che ci sia stato un culto anche a Lucca.
Poi come succedeva spesso, la martire sarà stata ritenuta originaria del luogo dove era venerata. Si pensi che a Chieti si è ritenuto che le reliquie della santa martire fossero proprio lì.
Grandi artisti fiorentini l’hanno raffigurata in celebri opere a Firenze, che non è tanto lontana da Lucca.
ARCIVESCOVO: S.E. Mons. MICHELE SECCIA
Superficie in Kmq*: |
1.480 |
Abitanti**: |
217.420 |
Parrocchie**: |
186 |
Numero dei sacerdoti secolari*: |
123 |
Numero dei sacerdoti regolari*: |
78 |
Numero dei diaconi permanenti*: |
11 |
Indirizzo della Curia:
Piazza Martiri della Libertà, 14
64100 Teramo (TE)
Recapiti:
Tel. 0861 250301
Fax. 0861 244962
E-mail: curiateramo@libero.it
Sito diocesano
(*)i dati diocesani tratti dall'Annuario Pontificio, edizione 2009
(**) Totale dei dati diocesani desunti dall'archivio dell'Istituto Centrale per il sostentamento del clero, aggiornamento mensile
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